30/mar/2011

PAINTINGS new!


Natività (omaggio a Piero della Francesca), 2011
 

Alfa _ Omega, 2011                                                                                           
    
III, 2011
 
Phoenix, 2011

All, Rien, 2011 

Fortuna Mecum, 2011

Am_or, 2010















 


Le nostre vene cucite assieme ricamano un'unica carne, 
nutrono un solo cuore. 
Il tuo sangue è nel mio sangue.

L(AMA).01 performance


Proseguo la ricerca iniziata con La signorina de Coltelliis, unendola al progetto L(ama), il cui titolo è emblema del binomio su cui verte il senso del lavoro, l'equilibrio (precario) degli opposti, sentimenti affilati, tagli cicatrizzanti, offerta e sottrazione.
L(ama) 0.1 unisce i due lavori ma li colloca in un'altra dimensione, ampliandone il senso attraverso l’introduzione della performance, trait d’union tra le parti. Il graffio e il taglio sono gesti dal forte valore simbolico.

Parte I: proiezione video La signorina de Coltelliis.
Parte II: performance e proiezione disegni e testi di L(ama).

 
Appena terminato il video, ho iniziato a camminare, indossando le stesse scarpe-lama e lo stesso abbigliamento del video, su una passerella di plastica, dipinta di nero, collocata sul pavimento bianco. Ho graffiato il colore, poi lacerato la plastica con i tacchi-lama. 

 Con gesti precisi mi sono avvicinata ad una sedia posizionata con lo schienale rivolto verso il pubblico. L’ho girata. Sulla seduta c’era un grosso cuore, rosso, che ho trafitto con un coltello. Era una torta a forma di cuore, che ho tagliato in piccoli pezzi e ho offerto al pubblico, che inizialmente si è mostrato diffidente, poi ha mangiato con gusto i pezzi di cuore.
Non ho mai parlato, tranne che nel momento dell’offerta, in cui chiedevo: “volete mangiare i pezzi di cuore? E’ molto buono”
Per tutta la durata della performance, sulla parete sono state proiettati i disegni e i testi di L(ama).

    

Il valore simbolico e rituale dell'azione è forte e multisfaccettato.
La sostituzione della lama al tacco, il senso del graffiare come atto prettamente femminile indicano ribellione e catarsi. Distruggere per lenire.
Il taglio e l'offerta del cuore come messa a nudo dell’intimità più vulnerabile, l’offrirsi all’altro così complicato nella nostra società. Mangiare e ingoiare il cuore come atto dell’artista che offre se stesso attraverso l’arte, perchè l’artista è la propria opera e condivide se stesso nell’esporre/esporsi. Ma il cuore potrebbe anche non essere metafora del cuore dell’artista...
Ognuno ha portato dentro di sè, a casa propria, un pezzo della mia opera, un pezzo di me, mangiando la mia torta-cuore, che io stessa ho preparato.

ENGLISH

part I: video
projection of the video “La signorina de Coltelliis”, showing me wearing shoes with knifes blades instead of heels, with which I start scratching the floor.
It looks like a ritual, ending with me offering my heart to a teddy-bear-man, sitting in front of a table.
Every moment of the video is part of a ritual, formed by a series of acts and elements, each one with a strong symbolic meaning.
part II: performance
wearing the same knife-shoes and the same clothes I have in the video, I start walking on a black plastic carpet laying on the white floor. I cut it and rip it with my blades.
On a wall, projections of drawings and words belonging to L(ama) project.
I walk till a chair, on which an object is hidden.

I show the object: it's a big red heart. I pierce it with a kitchen knife, and I cut it in pieces.
It's a cake, made by myself, that I offered to the public.
Every single piece of the heart has been eaten. It tasted good.

The action has a strong symbolic meaning.

05/nov/2010

L(AMA) disegni & testi

2010/2011
Progetto di disegni di Emanuela De Notariis e testi di Luca Mastrangelo.
Presto su web

    Regina

    Corri, veloce, scappa,
     i miei levrieri ti sono alle calcagna

     corri veloce, ti prego. Scappa.
     I miei sicari ti stanno raggiungendo

     Veloce e attento tesoro.
     Le strade sono piene di cecchini

     Veloce e meticoloso amore mio,
     le strade sono colme di mine

     che ho messo io. 
  (Luca Mastrangelo)






I miss you
Sola, mi sento sola,
non sento terra ai piedi
Non vedo

La lama non trafigge il cuore,
la lama lo accarezza, lo sfiora,

Ogni battito segna il tempo di un taglietto sottile.
Goccia a goccia
Lo fa sanguinare con crudele dolcezza.

E arriva il momento,
l’istante
che segna una vertigine,
un’anestesia

E.
Lo smarrimento,
E. 

non sapendo dove andare 
la voglia di sprofondare.

20/lug/2010

10/nov/2009

DIARIO

 2009


Una serie di disegni forma un diario di piccoli pezzi di me.
Sentimenti, speranze, aspettative deluse, drammi e superamenti sono fragilità e forza di tramortire sofferenze, immobilizzandole in un tempo passato che lascia un eco di sé. Siamo tutti fragili e caduchi, dai cuori di cristallo che cerchiamo di rendere blindato per mantenere apparenze invulnerabili, e il disegno scarifica e ricuce.
Appunti disegnati di vita quotidiana vista da prospettive differenti, sono fatti di inchiostro di memoria intinto nel sangue di cuori dolenti, ma succosi come fragole rigeneranti.
Il sangue non è solo associabile a morte e dolore, è anche linfa vitale, da raccogliere in coppe rituali o che genera timidi alberi, immediatamente abitati. Così come le lacrime sono nutrimento per prati fioriti, nuova vita nata da perdite e nuovi inizi.
E tutto sembra un balletto sulla superficie dell’esistenza, che diventa leggera, anche se delicata come un fiore.
"Attraverso il disegno, Emanuela De Notariis produce variazioni infinite di personaggi nati dalla sua fantasia. Un po' fumetti un po' manga, queste figurine che nascono da vasi o cumuli di terra, da cuori rossi accessi, che piangono, sanguinano o da cui nascono fiori, popolano un immaginario di affetti ed emozioni, talvolta feriti, pieni di dolore. Tuttavia questi personaggi (bambini e bambine) riconducono ad un mondo infantile le radici di traumi, angosce che sembrano non gravi o preoccupanti: in realtà soltanto perchè Emanuela traduce nel piccolo, riconduce allo stato infantile ciò che invece costituisce un motivo comune a grandi e bambini, a vecchi e ancora non nati. Una bambina alla volta abita questi piccoli disegni, di formato ridotto, ma che funzionano da tante sfaccettature di una stessa condizione, trasversale, nascosta da sembianze proprie di un mondo di favole. Il colore interviene per sottolineare qualche sensazione speciale e sono quasi sempre gli occhi, chiusi o semichiusi, a essere velati, travestiti, colorati (di rosa, di rosso): guardano sempre in basso, tra paura di svelarsi e ricerca di intimità".
Carla Subrizi
dal catalogo della mostra Interplay - premio Termoli 2009
, a cura di Carla Subrizi e Miriam Mirolla.

Altri disegni di questa serie sono visibili e in vendita @:
http://www.littleroomgallery.it/emanuela_de_notariis.php


28/ott/2009

LA SIGNORINA DE COLTELLIIS - video

video _ 2010

Una donna che indossa scarpe con tacchi alti graffia il pavimento della stanza in cui si trova, rovinandolo. I tacchi sono infatti due coltelli, che lei affonda nel suolo. Le sue movenze sembrano una danza, forse un rituale, concentrato sul gesto del graffiare.
A passo lento la donna si dirige verso un tavolo, stacca dal proprio petto un cuore, lo pone in un piatto e lo taglia a pezzetti con coltello e forchetta, con cura. Poi lo offre ad una persona seduta di fronte a lei, che indossa una maschera da orso.

La performer nel video reinterpreta in maniera ambigua i ruoli tradizionalmente attribuiti alla donna, giocandovi. Nello stesso tempo ci invita alla riflessione sulla messa a nudo dei sentimenti, in una dimensione in bilico tra leggerezza e inquietudine. 

Graffiare, rovinare: un atto non di semplice ribellione allo stereotipo della donna che ha cura degli ambienti casalinghi e che indossa tacchi alti come strumento di seduzione, ma fortemente simbolico.

E’ una donna che si ribella a ruoli e a un tipo di sensualità imposti dal desiderio maschile? Anche le calze a righe che indossa, tutt’altro che sexy (ingrossano le gambe), parrebbero suggerirlo. 

Il cuore viene offerto con la consapevolezza che offrirsi all’altro è esporsi alla possibile sofferenza. Il gesto della protagonista è allora coraggioso o incosciente? Eroico o vittimista? E inghiottire il cuore altrui è un atto simbolico di profondo amore o di crudeltà? E’ volontà di possessione come desiderio totalizzante o forma di dominio sull’altro?
Offrirsi all’amore è un atto ambiguo. Ogni azione nel video è ambivalente, sospesa in un’ambiguità di senso.

Il video è stato girato a Macchiagodena, durante la residenza per artisti di "IO Project - Investigation about Ontology" ed ha coinvolto persone del posto, nella realizzazione di materiali quali la maschera di stoffa da orso. L’aspetto interrelazionale ha caratterizzato quindi anche la fase processuale del video.
Se cucire è un’attività che coinvolge prevalentemente le donne e che in Molise ha una forte tradizione, un altro elemento entrato in gioco durante la realizzazione del progetto a Macchiagodena è stato il rapporto tra tradizione e contemporaneità, non solo da un punto di vista creativo ed estetico-linguistico, ma anche femminile generazionale.









Ideazione: Emanuela De Notariis
Riprese video: Agapito Di Pilla
Montaggio video: Emanuela De Notariis, 2010
Realizzazione scarpe: Nicola Macolino
Fotografie: Sara D'Uva
Orso: dr. Pira
Signorina De'Coltelliis: Emanuela De Notariis
Luogo: Macchiagodena, "
IO Project - Investigation about Ontology" # 3, 2009

10/set/2009

SEME I parte- video & performance 2010

 “FORSE SAREBBE DOLCE ESSERE ALTERNATIVAMENTE VITTIMA E CARNEFICE” 

Presentato nell'ambito di Seme - artists residency, 91mQ Art Project Space, BERLINO
a cura di Fabio Campagna.

I. Video
Nel video asporto pezzi di carne dal mio cuore, utilizzando delle pinze chirurgiche  (e carne in pezzi) e il sangue cola sul mio corpo.
Tagliando il mio cuore in pezzi, metto a nudo esterno e interno di me.
Forse sarebbe dolce essere alternativamente vittima e carnefice, il titolo tratto da una frase di Charles Baudelaire dal libro Il mio cuore messo a nudo, rimanda all’ambiguità e alla potenza dell’azione: sono vittima di me stessa o sto compiendo un rituale che esorcizza/sublima un mio stato di sofferenza simbolicamente rappresentato dal cuore, luogo dei sentimenti? Oppure il mio truce rituale, lacerando pezzi di carne, è un tentativo di decostruzione dell’incapacità, sempre più diffusa, di mettere al nudo il proprio cuore?
Mettere a nudo il proprio cuore è accettare il rischio dell’esporsi.  


II. Performance

Ho passeggiato nello spazio espositivo (galleria 91mQ Art Project Space, Berlino), mostrando un piatto contenente pezzi di carne sanguinolenti.
Poi ho cucinato su una piastra elettrica i pezzettini di carne, simili a quelli che nel video staccavo dal mio cuore e li ho offerti al pubblico, cingendoli con le stesse pinze chirurgiche  utilizzate nel video.
L’effetto è stato piuttosto disturbante e la carne, associata al cuore del video, ha suscitato (nonostante il buon profumo di cucina) un forte senso di disgusto.

Al termine, ho inchiodato al muro le forbici e i pezzi di carne, come installazione rimasta nei giorni successivi di apertura della mostra, con tracce, memoria della performance.

 
Berlin, 2010

SEME II parte - installazione

Lavoro realizzato nell'ambito di Seme - artists residency, 91mQ Art Project Space, BERLINO:


"Lo spazio espositivo diventa uno spazio abitativo eterodosso, da cui muovere per rilevare il funzionamento delle dinamiche relazionali che individuano il senso e il ruolo della propria posizione dentro la complessa trama segnica urbana. Gli artisti articolano, quindi, nuove letture della loro configurazione identitaria e tracciano una mappatura continua degli spazi" (dal testo di fabio Campagna)

 
II PARTE

I.   “Sweet.Maybe”    
fotografie digitali + installazione site specific

Ho costruito una mappa fotografica della mia vita a Berlino assieme al peluche di “Die Maus” (incontrato in un mercatino della città), che allude ad una relazione tra me e lui. 

In un intreccio di vita reale e finzione, i luoghi berlinesi sono teatro di idillio amoroso e gelosia, dolcezza e crudeltà, desiderio e sua negazione.
Una relazione immaginaria, con un pupazzo inanimato, nonostante l’apparente leggerezza delle foto è sintomo di solitudine. 
Costruire il proprio mondo fittizio (e destinato a crollare), sovrapporlo a quello reale, diventa in questo caso un gioco tra verità e finzione, amplificato dalla presenza dello specchio.


alcune delle foto:
    
Installazione: ho sistemato le fotografie nel mio spazio abitativo all’interno della galleria, accanto ai miei effetti personali, come ricordi appartenenti alla mia intimità. Per un'incursione del pubblico nel privato.



II.  Die Maus in Haus - remapping    
Installazioni site specific con proiezione di diapositive

Foto di Die Mouse scattate negli stessi luoghi ed angoli in cui sono state proiettate, ma non coincidenti con essi.

Una di esse costituiva una soglia di ingresso al percorso espositivo, in cui ho effettuato una rimappatura esistenziale dello spazio da me vissuto. Costruendo un mondo altro, al cui interno sperimentare differenti possibilità di autodefinizione.

Il vissuto rimappa il luogo, sovrapponendosi ad esso senza coincidere, in maniera evocativa.

Le mappe mentali del quotidiano possono essere riplasmate attraverso un processo di perdita e rinnovamento dell’orientamento abituale, che proceda dalla riflessione sulle piccole emozioni proiettate su gesti e luoghi che abitiamo, o da cui ci lasciamo abitare.
Bisogna partire però dal riuscire a denudare il nostro cuore  (citando Baudelaire  ne Il mio cuore messo a nudo) che, se freddolosi, possiamo poi vestire con abiti teatrali, ma leggeri.

14/giu/2009

RITRATTI DI FAMIGLIA

Installazione 



Un assortimento di bambole e peluches provenienti direttamente dal mio passato formano una famiglia impegnata in una conversazione davanti al caminetto di casa, in cui ci si imbatte entrando nello spazio espositivo.
Sulla parete spiccano le foto di gite e pic-nic familiari, mentre attorno si trovano oggetti appartenenti ai vari bambolotti, sottratti alla polvere del tempo e riportati al presente dall’arte.
E’ un tipico quadro familiare i cui attori inanimati prendono vita come materializzazione di una memoria privata e collettiva: le fotografie sono ricordi familiari eppure riecheggiano nel vissuto di ognuno di noi, attraverso la stereotipizzazione di atteggiamenti e luoghi, che crea analogie nei ricordi dell’osservatore.
Le bambole come Spumone riconoscono una generazione bambina negli anni ’80 (chi ricorda la canzoncina “Spumone campione di gioia e bontà”?), per cui il parco era luogo di svago e socializzazione, meta ambita vicino casa e luogo di costruzione di memoria.
Realtà e finzione, passato e presente sono gli opposti che intreccio e confondo nella mia installazione, che prende vita dall’identità della stanza espositiva, un tempo scenario di quotidianeità domestica in cui troneggiava il caminetto.

Durante la serata inaugurale di martedì 16 Giugno si potranno ascoltare i discorsi delle bambole grazie ad un’installazione sonora, in un ulteriore scambio tra realtà e finzione, profondità e leggerezza.



 








FOTO DELL'INSTALLAZIONE
@ festival Eclettica 09, Roma
a cura di Daniela Voso




fotografie: Emanuela De Notariis e Nicola Flocco